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25 Settembre 2010 - Lodi, Convegno sul Beato Carlo
C'era anche l'arciduca Martin d'Austria Este, della dinastia degli Asburgo, al convegno che si è svolto sabato pomeriggio presso la sala della musica della Fondazione Cosway, dedicato alla figura dell'ultimo reggente dell'Impero austroungarico Carlo d'Austria beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 2004. All'incontro (promosso dall'Unione dei giuristi cattolici in collaborazione con ilConvegno di cultura Maria Cristina di Savoia, il centro culturale San Cristoforo e l'Ordine degli avvocati di Lodi) erano presenti in platea tante delle autorità cittadine: il vescovo di Lodi monsignor Giuseppe Merisi, l'assessore alla cultura Andrea Ferrari, il presidente della Provincia Pietro Foroni e il comandante della Guardia di Finanza Alessandro Pompili. Al tavolo dei relatori: monsignor Arnaldo Morandi, delegato per la regione Lombardia dellaKaiser Karl Gebetsliga (la lega di preghiera nata nel 1895 a sostegno del futuro imperatore d'Austria,allora ancora fanciullo) e Mario Carotenuto, autore del volume Ca rl o I d'Austria e la pace sabotata (edizioni Fede & Cultura, 2010). "Tutti noi abbiamo il dovere di ricordare chi, come il beato Carlo, ha pagato con la vita la fedeltà ai valori cristiani" ha esordito monsignor Morandi riferendosi alla scelta dell'imperatoredi non abdicare in seguito alla sconfitta riportata dall'AustriaUngheria nella Primaguerra mondiale, ma di accettare l'onta dell'esilio ritirandosi con la moglie e sette figli (più uno in arrivo) sull'isola portoghese di Madeira, dove morì a soli 34 anni. "Carlo disse di no a chi gli chiese di abdicare, ma non per attaccamento al trono,bensì per non tradire la vocazione che Cristo gli aveva consegnato: quella di salire due volte sulla croce, la prima crocefisso ai legni della povertà, che conobbe durante i duri anni dell'esilio, la seconda a quelli della denigrazione, calunniato dai suoi contemporanei fino alla damnatio memoriae".
E proprio con l'obiettivo di ridare dignità alla figura di questo sovrano praticamente ignorato dalla storiografia ufficiale, Mario Carotenuto ha condotto ricerche approfondite tra i documenti dell'epoca: il risultato è racchiuso in un volume che "non è una semplice ipotesi storiografica, ma l'unica verità possibile. Si dice che l'impero austroungarico cadde a causa della compresenza entro i suoi confini di popoli animati da un forte nazionalismo, desiderosi di liberarsi dal giogo imperiale. Falso, fu semmai il compimento di un progetto orchestrato dalla massoneria italiana e francese ancor prima della Rivoluzione del 1789, con lo scopo di smembrare e riorganizzare l'Europa in chiave anticlericale e giacobina". Ma Carlo I era un uomo di pace e si oppose consapevolmente al progetto: già prima della conclusione del conflitto era pronto a negoziare con la Francia, aveva avviato trattative già dal 1917 ma non riuscì a portarle a buon fine: "Se avesse voluto dopo Caporetto Carlo avrebbe potuto invadere tutto il nord Italia, ma disse di no: scelse la pace. E la scelse da vincitore, non da sconfitto ". L'arciduca Martino d'AustriaEste, ospite dell'avvocato Luca Marcarini, ha anche visitato la città: "L'ha sinceramente apprezzata, un luogo che tra le altre cose è anche ricco di memorie asburgiche".
Silvia Canevara
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